La mia Giulietta

Image Torno su queste pagine dopo più di sei mesi di silenzio, per parlare della mia Giulietta.

Quella Giulietta che ho sempre voluto fare, ma che, in qualche modo, continuava a sfuggirmi… E che alla fine, è arrivata da un’altra parte.

Ci ho messo un po’ a decidere se scrivere qualcosa a riguardo, oppure no. Il fatto è che quando si porta in scena un personaggio, c’è sempre qualcosa di intimo e personale che metti in gioco e che, il più delle volte, vorresti tenere nascosto.

Figuriamoci Giulietta, che in poco più di un’ora di spettacolo (in questo adattamento, ovviamente) mi ha costretta ad affrontare e a mettere allo scoperto paure che non avevo neanche mai ammesso a me stessa.

Ne parlo ora, a pochi giorni dalla ripresa dello spettacolo (che, a chi interessasse, sarà in scena il 19 gennaio alle 21 e il 20 gennaio alle 17.30 al Teatro della Dodicesima, via Carlo Avolio 60, Roma), perché ne sono orgogliosa. Sono orgogliosa del lavoro che ho fatto e della maturazione artistica che ho avuto grazie a quest’unico spettacolo. Di aver imparato ad essere il tramite delle emozioni più scomode, a vederle scorrere e prendere vita dentro di me. Ad approfondire e a capire il perché di ogni parola.

Quindi, di nuovo,
Grazie Giulietta.

L’ora più buia è quella che precede l’alba

 Diceva… Beh, non so neanche io chi. Secondo Google Alain de Benoist. O Paulo Coelho. O l’uomo che sussurrava ai cavalli.

La cosa fondamentale è che per me è così. Quest’anno è la terza volta in cui arrivo all’apice della tristezza, che sono lì lì per mollare tutto… E poi le cose cambiano, per un’azione decisiva nei confronti della vita.

Già, penso che siamo artefici del nostro destino. Ma penso anche che in certi momenti ti sembra di essere nel bel mezzo di un film dell’orrore. Anzi, di un bel polpettone drammatico, in cui non succede ASSOLUTAMENTE NIENTE.

Zero stimoli, zero voglia di fare, bloccata nelle sabbie mobili.

E poi, con un moto di orgoglio (o con un accesso di rabbia), le cose migliorano.

Oggi, è uno di quei giorni. Sono di umore nerissimo. Vacillo tra lo scoppiare di rabbia o implodere nel pianto.

Ma se penso all’ultima volta in cui le cose sono andate così, posso dire che la mia vita era cambiata in meglio.

Lo farà ancora.

La dipendenza da Facebook

Stavo leggendo un libro, che parla delle abitudini delle persone.
E’ un argomento che personalmente trovo interessante, visto che mi piacerebbe eliminare una serie di “cattive abitudini” e rimpiazzarle con qualcosa di meglio.
Perché alla fine non fumo, bevo con moderazione ed ho una vita sentimentale assolutamente monogama, ma le cattive abitudini non sono solo queste. Sono il lancio degli oggetti appena arrivo a casa, lo strafogarsi di dolci e schifezze varie… E quella che ho scoperto essere così ben radicata dentro di me, che pensavo non esistesse neanche.

Facebook

Ma iniziamo dal principio. In questo libro, si dice che l’85-100% della nostra vita è mosso dalle abitudini. Ci sono alcuni esercizi (lo scopo sarebbe togliere le abitudini che leghiamo al cibo, all’immagine di sè, e dimagrire di conseguenza) da fare. Che non c’entrano nulla con il cibo.
Quello di oggi, primo giorno è di spegnere la televisione. Che non uso. O di spegnere eventualmente la radio. Idem.
Così, volevo spegnere il computer. Ma mi serve per fare un sacco di cose, e quindi come primo step ho deciso di accendere si il computer, ma non guardare neanche un telefilm, e di non aprire nessun social network. Siccome mi conosco anche troppo bene, ho aggiunto la postilla “neanche dal cellulare”.

Morale della favola. E’ tutto il giorno che ho un peso sullo stomaco gigantesco. E che penso… “Ma sì, che male mi fa? Do solo una sbirciatina, sai mai che mi ha scritto qualcuno di importante…” Insomma, mi sento veramente male, quasi fisicamente. E il bello è che dopo aver eliminato il 90% delle applicazioni, non lo uso neanche per fare chissà che cosa.
Esercizio sicuramente da ripetere per non essere “schiavo” delle nuove tecnologie. O di Zuckerberg.

Bookaholic

Ciao, sono Chiara e sono una…

Beh, non credo se esista un termine preciso, così ho modificato il termine shopaholic.

Il fatto è che anche io sono una compratrice compulsiva. Di libri.

Io amo i libri. Non faccio distinzione tra libri di genere, romanzi e saggistica. Non riesco a digerire la poesia, ma per il resto…

Entro alla Feltrinelli e mi perdo. Mi arrampico tra gli scaffali come una scimmietta, infastidisco le commesse che nascondono i miei libri, mi siedo sulle scalette a leggere alcuni passi. E torno a casa con almeno un paio di libri.

Incredibilmente i film non mi danno la stessa emozione. Posso addormentarmi davanti a un film, ma è assolutamente impossibile addormentarmi durante un libro. Al massimo, posso chiuderlo promettendo ai personaggi che tornerò presto da loro.

Probabilmente è anche per questo che sono un’attrice. Voglio vivere una storia, non farmela raccontare. Voglio far parte della Compagnia dell’Anello, essere nella pelle di Daenerys nata dalla Tempesta. Voglio essere nella testa di Lisbeth Salander e vedere il mondo con i suoi occhi.

E davvero, non c’è modo di farmi scollare gli occhi da un libro che ha catturato la mia attenzione. Avete presente “La Bella e la Bestia”? All’inizio Belle cammina per la strada, leggendo un libro. E la gente la prende per matta.
Ecco, io lo faccio in centro a Roma. Una volta ho anche quasi preso un cartellone stradale in faccia. Non l’avevo visto.

Insomma, vivo parte della mia vita con la testa fra le pagine. E non me ne pento neanche un po’.

 

Uno su mille ce la fa

Uno su mille ce la fa, cantava Morandi.
E fin qui, ci arriviamo tutti.
Il punto della questione è… Quale, di questi mille ce la fa? Cosa fa in modo diverso dagli altri?
A questa domanda ho ricevuto almeno mille risposte diverse.

La migliore me l’ha data uno dei miei primi insegnanti, Alain Maratrat. Un parere interessante, visto che lui ce l’ha fatta🙂
Per lui il successo è dato da tre elementi.

Talento, Fortuna, e Perseveranza.

Vediamoli nello specifico.

Talento:
Ovvio no? Bisogna essere bravi nel proprio lavoro, se no è impossibile avere successo. Ci sono aspetti che però possono essere affinati e migliorati con gli anni, l’esperienza, e le persone con cui ci si rapporta.

Fortuna:
Essere al posto giusto al momento giusto. Ma non è finita qui. Sono dell’idea che “ognuno è l’artefice della propria fortuna”, e che anche se la dea è bendata, siamo noi che dobbiamo sgomitare per farci toccare. Almeno un po’. Alla fine, potrebbe esserci il provino della mia vita, la parte perfetta. Ma se non mi presento…

Perseveranza:
Ecco, se gli altri due aspetti sono importanti, questo secondo me è fondamentale. E’ quello che ti fa essere pronto quando ti si presenta l’occasione, ma soprattutto, è quello che ti spinge a continuare quando l’ora è buia, e quando devi dribblare quelli che ti fanno lavorare gratis perché il tuo “non è un vero lavoro”, quando passi un mese a rincorrere delle persone per presentare un bando.
E quello che non ti fa mollare tutto all’ennesimo marpione che ti contatta con fini poco chiari, per spillarti dei soldi, o per qualcosa di peggio.

Una vita senza eccessi

Oggi François Truffaut avrebbe compiuto 80 anni. Ce lo ricorda anche Google, dedicandogli tre diversi loghi, riferiti ad altrettante sue pellicole. Il regista, forse il più grande del panorama francese, è stato assieme a Jean-Luc Godard e Claude Chabrol uno dei maggiori esponenti della Nouvelle Vague. A lui va riconosciuto il grande merito di aver rivoluzionato il ruolo del regista cinematografico: non più mero esecutore, ma vero e proprio sguardo nell’occhio della cinepresa.

Continua su:

http://www.notapolitica.it/2012/2/6/da-ronche_cultura-06-02.aspx

Ma poverino!!

Non c’è niente da fare, quando qualcuno fa una brutta fine, sono sempre dispiaciuta.

Che sia il personaggio di un libro, di un telefilm o qualcosa che succede nella vita reale, non fa differenza. E non c’è  neanche distinzione tra buono o cattivo. Solo che con il buono mi identifico, me lo coccolo dall’inizio, vivo le sue avventure. Il cattivo invece passa il 90% della storia ad essere odiato e disprezzato, fino a quelle ultime 2/3 puntate in cui diventa palese la sua decadenza, appare la sua umanità… Diventa in qualche modo una vittima del sistema e anche se stavo inneggiando alla sua morte fino a poco tempo prima… Divento triste, ecco tutto.

Prendiamo il telefilm “The Tudors”. Telefilm che ho adorato. Al fianco di Enrico VIII si succedono 6 mogli e un buon numero di consiglieri.Visto che le mogli, per forza di cose, si succedono l’una all’altra, e visto ad esempio la mia grandissima stima per Caterina d’Aragona, ho odiato Anna Bolena per la maggior parte delle sue puntate. Esattamente fino a che non la condannano a morte. Da lì è stato un continuo “ma poverina, ma non è giusto, ma ti pare che la debbano uccidere…” faccio notare che la storia la sapevo a memoria, non avevo neanche l’effetto a sorpresa.

Idem per Thomas Cromwell. Diventato l’oggetto della mia avversione proprio per il trattamento subito da Anna Bolena alla sua condanna a m0rte (parte tra l’altro non storicamente attendibile, ma non ho ancora fatto sufficienti ricerche). Quando è venuto fuori che lo stavano per fare fuori… Apriti cielo.

Insomma, per quanto le mie posizioni sembrino, all’apice del fastidio, abbastanza estreme, ho questa caratteristica abbastanza disneyana per cui il cattivo deve avere sempre l’occasione per redimersi, non importa quanto siano state cattive le sue azioni.

E anche nella realtà sono sempre propensa alla seconda possibilità. E devo ammettere che non solo la mia fiducia è stata tradita veramente poche volte in questi casi, ma ho trovato i miei migliori alleati proprio dopo dei litigi abbastanza importanti.

Forse far parte di un cartone animato non è poi così male.